Microplastiche in lavatrice: da dove arrivano e cosa puoi fare

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Dettaglio di tessuti sintetici e microfibre, illustrazione del tema del lavaggio

Quando pensiamo alla plastica in lavanderia, vediamo subito il flacone del detersivo. C’è però un’altra domanda: cosa rilasciano i vestiti mentre girano nel cestello?

Una felpa in pile o una maglia in poliestere possono perdere piccole fibre. Non è un motivo per buttare ciò che possiedi. È un invito a conoscere meglio i materiali e a prendertene cura, senza aspettarsi che un solo prodotto risolva tutto.

Microfibre e microplastiche: una distinzione utile

“Microfibra” descrive una fibra molto piccola; non dice da sola di quale materiale sia fatta. Se proviene da un tessuto sintetico, come poliestere o poliammide, può rientrare nel tema delle microplastiche. Anche cotone e lana rilasciano fibre, ma non sono per questo fibre plastiche.

Le definizioni usate negli studi e quelle di un regolamento possono avere scopi diversi. La restrizione UE 2023/2055, per esempio, riguarda microparticelle di polimeri sintetici aggiunte intenzionalmente, con criteri ed esclusioni specifici. Non è una certificazione universale dell’impatto di qualunque materiale.

Cosa mostrano gli studi sui vestiti?

La ricerca dell’Università di Plymouth sul lavaggio dei tessuti sintetici ha osservato il rilascio di molte fibre durante le prove. Le quantità variano con il tessuto e le condizioni: non sono un valore identico per ogni lavatrice italiana.

Un altro studio sul carico di lavaggio ha riscontrato un rilascio minore all’aumentare del carico nelle condizioni esaminate. Questo non è un invito a comprimere i panni fino a bloccarli: il carico ammesso dipende dal programma e dal tipo di capo.

Cinque cose da valutare nella tua routine

1. Non lavare per automatismo

Se un capo può essere riutilizzato ed è adeguato per igiene e uso, non deve necessariamente finire nel cestello dopo pochi minuti. Sport, biancheria intima e sporco effettivo richiedono valutazioni diverse. Il punto è evitare un ciclo inutile, non rinunciare alla pulizia.

2. Rispetta il carico del programma

Raccogli capi compatibili e segui il manuale. La capacità indicata per cotone non vale automaticamente per sintetici, lana o programmi rapidi. Una lavatrice ben organizzata ti evita sia mezzi carichi non necessari sia lavaggi da ripetere perché troppo piena.

3. Scegli temperatura e ciclo in base ai capi

Per il bucato quotidiano compatibile puoi considerare temperature più basse, come spieghiamo nella guida al lavaggio a 30 gradi. Non assegniamo però a “30 gradi” una percentuale fissa di microfibre evitate: contano anche durata, meccanica e costruzione del tessuto.

Un ciclo rapido non è automaticamente il migliore per tutti i capi, così come “delicato” non significa sempre minor rilascio. Parti dalle istruzioni del tessuto e della macchina.

4. Se scegli un filtro o un sacchetto, controlla cosa fa

Nello studio di Napper e colleghi del 2020, i dispositivi testati hanno mostrato risultati differenti. L’efficacia di un singolo dispositivo non si può estendere a tutti i sacchetti.

Valuta compatibilità, manutenzione e istruzioni di svuotamento. Le fibre raccolte non vanno risciacquate nel lavandino: segui le indicazioni del dispositivo e del gestore locale per smaltirle nei rifiuti appropriati.

5. Fai durare i vestiti e scegli i nuovi con attenzione

Quando serve un nuovo capo, guarda composizione e costruzione, oltre all’uso previsto. Una fibra naturale non rende automaticamente irrilevanti tinture, trattamenti o consumo di risorse. Non consiglierei di sostituire tutto il guardaroba per inseguire un unico materiale.

Anche l’asciugatura fa parte della cura: se usi l’asciugatrice, pulisci il filtro come previsto dal manuale; se stendi, scegli un ambiente adatto e ventilato.

Dove finiscono le fibre dopo il lavaggio?

Il trattamento delle acque può trattenere particelle, ma i risultati dipendono dagli impianti e dalle dimensioni considerate. Trattenere non significa far sparire: occorre considerare anche gli altri flussi del trattamento.

Per conoscere un impianto specifico, il riferimento è il gestore del servizio idrico, non una cifra universale trovata online.

E il PVA dei detersivi in fogli?

Il PVA, o alcol polivinilico, è un polimero sintetico che può essere usato come supporto solubile. Solubilità e biodegradazione non sono sinonimi. La valutazione richiede informazioni sulla sostanza e sulle condizioni di prova; non promettiamo che ogni polimero si degradi completamente in qualunque depuratore.

Per MamaWillow distinguiamo la formula dalla confezione di cartone senza plastica. Quest’ultima non è una dichiarazione su ogni ingrediente. Nella guida fogli o detersivo liquido trovi lo stesso criterio di confronto.

Il cambiamento che ha senso per te

Non serve risolvere il problema intero prima del prossimo bucato. Puoi iniziare dal carico corretto, da un capo usato più a lungo o da un dispositivo valutato con attenzione. Sono scelte concrete, senza promettere una lavatrice “a zero microplastiche” o effetti sulla plastica nel corpo.

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Con amore, Lena di MamaWillow

Domande frequenti

Basta cambiare detersivo per eliminare le microplastiche?

No. Una parte delle microfibre deriva dai tessuti sintetici e dalle condizioni di lavaggio. Il formato del detersivo non elimina questa fonte.

I sacchetti catturano tutte le fibre?

No. L’efficacia varia fra dispositivi, tessuti e prove. Il dato di un singolo test non è una garanzia per ogni lavaggio.

Il cotone non rilascia fibre?

Anche i tessuti non sintetici possono rilasciare fibre. Materiale, lavorazione, tinture e finissaggi contano nella valutazione ambientale.

Un polimero solubile è sempre biodegradabile?

No. Solubilità e biodegradazione descrivono processi diversi. Servono dati pertinenti alla sostanza e alle condizioni considerate.